Ed Intanto Qualcuno Muore

E così, quando la luce rischiarò, oltre la benda sul viso, le pareti sovrastanti, anche la sua mente, cominciò ad emettere flashes intermittenti. Quel bagliore rinnovava inevitabilmente la realtà. Ancora opaca.
Era in ospedale. Tutto quel bianco accecante gli annunciava qualche “immediato” futuro che gli era sconosciuto.

Leopoldo aveva corso a 130 all’ora con la sua Ducati Diavel, sull’autostrada verso Roma.
Le mani umide, nonostante i guanti ben aderenti, si infuocavano per quel nervoso movimento dell’impugnatura che egli ripeteva ossessivamente, quasi a voler accelerare sempre più quella corsa . Sapeva che lei aspettava. Sapeva che lei aveva, ancora una volta, dichiarato solennemente che era, forse, l’ultima chance che potevano concedersi.

Avevano sempre divorato il loro tempo; avevano sempre vissuto a mille giri le infinite emozioni, e soprattutto lei, Helena, non si era mai frapposta tra suoi infiniti equilibrismi…conscia della necessaria distanza che necessitava la situazione. Leopoldo era sempre stato “prodigo” di giustificazioni, di urgenze, di doverosa motivazioni.
D’altronde come poteva evitarlo dovendo “curare” una moglie che da 10 anni si trascinava su un sedia a rotelle?

E spesso Helena si chiedeva perché. Perché quel fuoco, quella passione, quella follia li aveva travolti.
Quasi immemori di un’inevitabile fine…annunciata? E persino avventurati in progetti comuni!…
Poi gli aveva detto basta. Voleva spezzare quel perverso e testardo inseguire del tempo. Aveva detto no a quella forma di eutanasia.
Ma Leo, con quella strana telefonata, gli aveva chiesto di provare ancora ad ascoltarlo. Ancora.
E Leo tremava sulla sua ducati, a 130, sudava e correva. Sapeva che Helena non poteva immaginare.
Teresa, la moglie, gli aveva detto bellamente di andar via. Di lasciarla nel suo mondo interrotto. Lei non lo voleva più. Ed era stata dura e decisa.. Senza dipendenze da lui….voleva esser libera!
Libero.

Stato libero. Vero?

Ed interrogò la sua anima. Perché non aveva opposto resistenza?
La mente ancora ubriaca, aveva inforcato la sua Ducati.
Facendo rifornimento aveva telefonato a Helena.
E mentre correva a 130, mentre la sua anima volava verso un’orizzonte improvvisamente vicino… Non si era accorto che all’improvviso si era tutto oscurato….E qualcosa lo aveva travolto.

Ed ora, mentre la luce intermittente rischiarava la sua mente, cominciò a percepire delle lancinanti fitte alle gambe. Provò a muoverle. Ma non successe nulla. Provò a dilatare gli occhi. Ma la luce lo accecava.
Qualcuno era lì vicino…”Mi creda signora, è prematuro. Fare una diagnosi di una mielolesione…..richiederà approfondimenti…Ma lei riesce ad avvertire la famiglia? Noi si è tentato di telefonare a casa….nessuna risposta….Come dice? ….Mah …Nessuno può dirlo appunto. Per ora si tratta di una totale immobilizzazione . Mi spiace, mi creda……”
Leopoldo provò ad urlare ” I…o…..Io…” Ma nessun suono sembrava fuoruscire dalla sua gabbia di garze.
Lesioni al midollo!

Helena era lì. La percepiva, senza vederla. Ora lei sapeva…aveva avuto una risposta. Cosa stava guardando? Il suo corpo pietrificato o cercava i suoi occhi? Non poteva capire se era disperata o ammutolita o senza pensieri.
Leo voleva toccare la sua mano, ma non riusciva…”Hely…guardami!…” Disperato non sentiva la sua stessa voce.
Poi una folata di vento richiuse l’uscio violentemente.
Silenzio. Leo percepiva il vuoto e sapeva di esser solo. Helena era andata via. Dove?
Forse più tardi, domani al massimo, sarebbe ritornata per confortarlo. Ne era certo. Doveva esserne certo!
Pensò alla moglie. Alla sua perentoria richiesta di esser lasciata “libera”. Pensava alla sua fuga felice verso la su libertà…
E …Helena? Era andata via?…Certo per poco…
E d’improvviso pianse.
Capì che lui doveva fare ciò che sua moglie aveva coraggiosamente deciso.

“Addio Helena” le avrebbe detto.
“Voglio essere libero”.